domenica 20 novembre 2011

Occupy Massimo!

Impressioni di un (in)solito pomeriggio in centro


Sabato pomeriggio. Uno dei primi veramente freddi qui a Palermo. Passo davanti al Massimo, come quasi tutti i sabati, e – grande stupore – vedo un agglomerato di tende. Sì. Ci sono una ventina di tende sul ciottolato. Sapevo dell’occupazione di altre città, come Trieste, ma mai mi sarei aspettata tende qui, a Palermo. E’ stata la conseguenza diretta dell’ultima manifestazione (del 17 novembre, nda) distruttiva, con tanto di cariche da parte della polizia sui giovani (e non). Funziona così l’ “occupy massimo”: corteo di otto ore e poi tutti in tenda! Sembra quasi un raduno di boyscout. Già, boyscout firmati Anomalia.
Giro un po’ di qua e di là. Vedo striscioni, ascolto i commenti. Una piccola assemblea si è riunita al fianco del “campo”. Ci saranno sì e no una trentina di persone. Sento le motivazioni. Sono perlopiù diciassettenni, liceali, come me. Trovo tutto molto interessante. Una giornalista chiede della piattaforma, degli ideali. Noto un certo spaesamento. Risponde un ragazzo alla mia destra. Ma riproponendo solo i problemi. Si parla del governo Monti, il governo dei “professori” e delle “banche”. Il governo ancora del “conflitto d’interesse”.
Parlano del fatto che ormai le manifestazioni non servono più: i cortei durano quel totale di ore ma poi finiscono per disgregarsi, tornano tutti nelle loro case così borghesi a mangiare la pasta preparata dalla mamma con tanto amore. Quindi i cortei non bastano, ci vuole qualcosa di più forte! Ecco quindi piantare le tende al centro di Palermo.
Incrocio uno dei candidati a rappresentante di Istituto. Mi faccio raccontare qualcosina. Si organizzano varie attività. Lezioni all’aperto, DJ sets, assemblee mattutine e pomeridiane tutti i giorni, striscionaggio. Confessa che avevano anche intenzione di aprire un angolo bar e una piccola libreria. Noto di fronte all’ “agolo bar” dei bambini che giocano con le amache. Gli chiedo chi è che prende parte a questa iniziativa. Lui mi risponde che l’idea era partita appunto da Anomalia, rete dei collettivi studenteschi, ma che l’ideale sarebbe mettere insieme tutti i cittadini indignati senza differenze di classe, età e genere. Ma con sguardo basso aggiunge che purtroppo “i lavoratori non vengono con le tende a protestare”. Maledicendomi per non aver portato la macchina fotografica, cerco di raccogliere quante più informazioni possibili, ripromettendomi di tornare a fare visita agli “indignados”.
Lo ammetto, mi fanno molta tenerezza. Ma, che resti inter nos, è una certa invidia la mia e di quelli che li criticano. Perché anche noi vorremmo non essere così dannatamente disincantati, così menefreghisti della realtà. Di conseguenza, oltre qualsiasi critica, forza “Occupy Massimo”! Cresciamo insieme, proponiamo attività. E’ un’occasione che bisogna sfruttare al meglio. E noi italiani siamo notoriamente un paese di investitori. Lasciamoci “investire” dalle voci, passatemi il termine, incazzate delle nuove generazioni.